mesmertones

The mesmertones interactive multimedial live show


...attraverso il costante riutilizzo dell'energia sprigionata
dai coinvolgimenti emotivi di immagini...,poesia.....,pittura.....,incontri Carismatici, 
.. legati tra di loro sinesteticamente dalla  MesmersBand, danno origine ad uno spettacolo di musica  estatica ed esplosiva al contempo... sempre nuova ad ogni performance,abbattendo i cofini dei muri ...
imposti dalle parole ....,stili...,preconcetti.....
Fonti di Ispirazione.
Franz Friedrich Anton Mesmer
Mesmer è un personaggio particolare, forse poco conosciuto, ma certamente estremamente affascinante, tanto che perfino Edgar Allan Poe dedicò al suo magnetismo animale un suo racconto. Mesmer nacque a Inzsnag, in Svizzera, nel 1734. Fin da ragazzo dimostrò particolari abilità in altrettanto particolari campi: aveva, per esempio, una incredibile capacità di rabdomante, essendo in grado, con la più classica bacchetta, falde acquifere a grande profondità. Studiò teologia ad Ingolstadt (che è la città dove, in pochi anni a passare, sarebbe stato fondato l’Ordine degli Illuminati), ma, rifiutando di intraprendere la carriera ecclesiastica, studiò medicina a Vienna. Si laureò nel 1766 con una tesi dal titolo Dissertatio psysico-medica de planetarum influxu, che costituisce il primo documento sulle sue teorie. Questo il pensiero di Mesmer: per il medico, esisteva un influsso diretto dei pianeti sul corpo umano, influsso derivante da una sostanza permeante l’intero universo, una sorta di corrente magnetica, di “fluido” che corre anche nel corpo umano. Questo è il “magnetismo animale”: lo scorrere armonioso e naturale del “fluido” coincideva con il benessere, mentre la rottura di tale armonia era causa delle malattie. Scopo del medico era dunque ricreare l’armonia indirizzando il fluido nella direzione originaria. Questo poteva essere ottenuto con diversi metodi, anche se non tutti “ortodossi” o efficaci. Il pensiero diventa un sistema filosofico naturalistico, in grado addirittura di costituire una nuova pratica religiosa. La conoscenza del magnetismo animale consentirebbe di costruire una società conforme a natura (come avevano pensato molti filosofi dell’Illuminismo, uno per tutti Jean-Jaques Rousseau), ma anche di interpretare correttamente quello che Mesmer chiamava “Vangelo della Natura”, l’insieme degli insegnamenti che la natura poteva fornire all’uomo per vivere in equilibrio.
Durante le visite, Mesmer agitava le mani come per “ricacciare” il fluido nel corpo del malato attraverso dei canali che solo lui conosceva; le sue mani erano il polo positivo ed il polo negativo entro cui scorreva un flusso magnetico. A volte si serviva anche di una bacchetta metallica che veniva appoggiata sulla parte malata, per catalizzare il fluido vitale in quella direzione, o, per lo stesso scopo, di calamite. Nonostante i metodi terapeutici fossero discutibili, i risultati non furono così negativi. Oggi possiamo ipotizzare che le guarigioni siano dovute a suggestione: si sa, a volte il potere della mente è più forte di qualsiasi cosa. Durante i consulti, infatti, Mesmer faceva entrare i suoi pazienti come in uno stato di “incoscienza”, di “sonnambulismo”, uno stato in cui i malati avevano delle crisi convulsive o raggiungevano uno stato di estasi particolare. A questo si univa, a volte, l’utilizzo della musica e una sorta di terapia psicologica, basata sulle confidenze dei mali del malato e sull’incoraggiamento del medico a liberarsi dai propri problemi. Va anche ricordato che Mesmer, come leggiamo in alcune testimonianze, usava un tono di voce molto calmo e pacato, ma al tempo stesso deciso e suadente, come quello dei moderni ipnotismi. Nella sua attrezzatura erano presenti recipienti d’acqua, limatura di ferro, pezzi di vetro dai quali sporgevano aste metalliche. I pazienti dovevano porsi intorno ai recipienti ponendo a contatto la parte malata con le aste: l’armonia del fluido era così stabilita e il paziente guariva. Non mancarono i casi di convulsioni, che Mesmer risolveva portando il paziente altrove per continuare la cura, sostenendo che il luogo non era “adatto”. E’ ovvio che Mesmer fosse malvisto dai suoi colleghi: i suoi detrattori, addirittura, per screditarlo, facevano notare come molte fossero le sue pazienti, che erano vittime della sua capacità di persuasione. Ma questo, probabilmente, non era vero: di Mesmer si può dire che fosse un imbroglione, ma non che avesse interessi diversi da quelli di aiutare la gente (per la capacità di persuasione unita ad interessi “particolari”, dobbiamo aspettare un altro personaggio misterioso, Rasputin). Queste malelingue bastarono perché Mesmer si convincesse a trasferirsi a Parigi nel 1778, nell’Hotel Bullion, che divenne una specie di sanatorio, dove accoglieva tutti coloro i quali avessero bisogno di un aiuto. I nobili facevano a gara per farsi visitare da Mesmer: si dice che perfino Maria Antonietta fosse tra questi. Visto il numero esagerato di “clienti”, Mesmer sostituì la tinozza d’acqua con una più grande (molto più grande) intorno alla quale potevano porsi più persone legate tra loro da una corda bagnata con acqua magnetizzata, con questo creando un circuito entro cui scorreva il fluido. Si dice che Mesmer avesse magnetizzato un albero del giardino dell’albergo per fare un modo che anche i poveri potessero servirsi delle sue cure. Gli invidiosi iniziarono ad aumentare: ritornò nuovamente la voce delle sue “conquiste”, i “colleghi” lo criticavano sempre più ferocemente. Mesmer, stavolta, reagì: visto di buon occhio dal re Luigi XVI, chiese di poter essere “legittimato” come professionista. Ma il re, al contrario, per mantenerne una certa fama di “serio”, dovette sottoporre a giudizio il caso del medico svizzero. Così nel 1784 i membri della Facoltà di Medicina e l’Accademia delle Scienze di Parigi (di cui erano membri Lavoisier e Benjamin Franklin) lo esaminarono, con verdetto sfavorevole: i pazienti guarivano, si stabilì, solo per suggestione ipnotica. La fortuna di Mesmer decadde all’improvviso, i pazienti diminuirono fino a sparire. Egli dovette emigrare prima in Inghilterra, poi a Meersburg, in Svizzera, dove morì a 81 anni. L’affiliazione di Mesmer alle società massoniche è indiscussa: da vari documenti e testimonianze risulta che ambienti massonici lo considerano come massone. Il 18 dicembre del 1785 viene “associato” alla loggia dei Filadelfi di Narbonne: ciò significa che Mesmer era allora già massone, ma non risulta che abbia fatto parte del Grande Oriente di Francia. La loggia dei Filadelfi di Narbonne collaborava con l’Ordine dei Filaleti, a sua volta legato a una loggia parigina molto importante, quella degli Amici Riuniti. Questi collegamenti possono aiutare a mettere meglio a fuoco i rapporti tra Mesmer e la massoneria. Tra i massoni che vennero associati insieme a Mesmer alla loggia dei Filadelfi vi era anche Savalette de Langes, Guardiano del tesoro reale, uno dei più prestigiosi massoni francesi al tempo della fondazione del Grande Oriente, maestro venerabile della loggia degli Amici Riuniti, uno dei più attivi tra i fondatori nel 1773 dell’Ordine divino dei Filateti: questo ordine prevedeva una gerarchia di dodici gradi; si occupava di scienze esoteriche, come l’alchimia e la teurgia, e studia le visioni di Swedenborg. Savalette de Langes occupò posti di rilievo anche all'interno della Società dell'Armonia Universale (che, vedremo, è la società massonica fondata da Mesmer). Vi sono altri casi di intreccio della Società dell’Armonia con logge massoniche con casi di doppia appartenenza: si possono ricordare ad esempio Court de Gébelin, un altro dei fondatori dell'Ordine dei Filateti, e il noto parlamentare Jean-Jacques Duval d'Eprémesnil. Un caso particolare è rappresentato da Lafayette, iniziato alla dottrina di Mesmer e suo fervente sostenitore, impaziente di trasmettere le sue conoscenze a George Washington, che ritenne opportuno informare subito per lettera: 
“Un medico tedesco di nome Mesmer ha fatto la più grande scoperta a riguardo del magnetismo animale; ha introdotto nella sua dottrina i suoi allievi, tra i quali il Vostro devoto servitore viene considerato come uno dei più entusiasti. Io so più di quanto un qualsiasi mago abbia mai saputo [...], prima di partire voglio chiedere il permesso, di introdurLa nei segreti di Mesmer, ciò che, su questo può esser sicuro, è una grande scoperta filosofica”. (*) Lafayette fece visita al re Luigi XVI, che, informato della sua affiliazione al mesmerismo, gli chiese: “Che cosa dirà Washington, quando saprà che Lei è diventato il primo apprendista-farmacista di Mesmer?” (**). Mesmer venne invitato ai congressi dei Filaleti del 1785 e del 1787. Mesmer stesso fonda la Società dell’Armonia Universale, associazione con lo scopo di sviluppare e diffondere la teoria del “magnetismo animale”, di salvaguardare la purezza della dottrina mesmeriana. La struttura e le “regole” della Società dell’Armonia Universale non sono propriamente “massoniche”, ma testimonianze di contemporanei rivelano elementi massonici rituali. Recentemente è stato ritrovato il manoscritto di un rituale per l'"Ordine dell'Armonia secondo il rito settentrionale”: è descritto un sistema a sette gradi, dei quali primi tre corrispondono a quelli di apprendista, compagno e maestro nella massoneria; gli altri quattro gradi vedono l’iniziazione, che verte specificamente sulla trasmissione della conoscenza del magnetismo animale. Questo ritrovamento conferma l’ipotesi di una struttura massonica della Società dell’Armonia Universale.  Di recente, il metodo terapeutico di Mesmer è stato rivalutato: viene oggi considerato uno dei precursori dell’ipnotismo terapeutico, ed anche se le sue teorie erano alla base sbagliata, i risultati positivi erano la prova della parziale bontà del suo operato. Oggi il termine “mesmerizzare” indica la capacità di controllare la mente altrui, come aveva insegnato Mesmer, che possiamo considerare, come detto, il precursore della moderna psicoterapia per il metodo, l’ambiente in cui operava (simili a quelli dei professionisti di oggi) e lo scopo, soprattutto: curare la gente. BIBLIOGRAFIA

Franz Anton Mesmer, Le Magnétisme animal. Oeuvres, a cura di Robert Amadou, Payot, Parigi 1971, p. 206; Ibid., p. 207; cfr. ad esempio la descrizione del barone de Corberon, cit. in R. Darnton, Der Mesmerismus und das Ende der Aufklärung in Europa (Il mesmerismo e la fine dell'Illuminismo in Europa), ed. ted., Ullstein, Francoforte sul Meno-Berlino 1986, pp. 180-182; F.A. Mesmer, op. cit., pp. 378-386; Eugen Lennhoff - Oskar Posner, Internationales Freimaurer Lexicon, 1a ristampa, Amalthea Verlag, Monaco-Zurigo-Vienna 1965, col. 1384; cfr. Pierre Lamarque, Les Francs Maçons aux États Généraux de 1789 et à l'Assemblée nationale, EDIMAF, Parigi 1981, pp. 43-52; (*) lettera del 14 maggio 1784. Cit. in Ernst Benz, Franz Anton Mesmer (1734-1815) und seine Ausstrahlung in Europa und Amerika, Finf, Monaco di Baviera 1976, p. 88; (**) Ibid., p. 89.



LA PSICOBIOFISICA QUALE SCIENZA UNIFICATRICE
DELLE LEGGI E DEI FENOMENI DELL’UNIVERSO
Se si risale la storia del pensiero scientifico attraverso i secoli ci si accorge che filosofi e scienziati
per spiegare l’Universo ed i suoi fenomeni sono ricorsi sempre a due ipotesi in netto contrasto tra di
loro: quella del pieno e quella del vuoto.
La prima di queste ipotesi suppone che le masse materiali dell’Universo siano immerse in uno
spazio cosmico pieno di un fluido invisibile detto etere, nel quale possono prodursi vortici ed onde
come in uno stagno di acqua. Con tale ipotesi, Cartesio spiegò il sistema solare come un gigantesco
vortice etereo in cui erano immersi i pianeti costretti così a rivoluire intorno all’astro centrale;
Fresnell spiegò la natura ondulatoria della luce come dovuta al vibrare di tale mezzo fluido e l’Hertz
infine dimostrò che le perturbazioni prodotte da una scarica elettrica nello spazio si propagavano
anche esse per onde che comprovavano l’esistenza di tale etere.
La seconda ipotesi invece suppone che le masse materiali dell’Universo siano circondate da uno
spazio cosmico assolutamente vuoto. Con questa ipotesi, Newton spiegò come i corpi celesti
potessero mantenere eternamente il loro movimento perchè non frenati dall’attrito di alcun mezzo
ambientale; i moderni scienziati spiegarono col vuoto taluni fenomeni ottici, l’effetto Compton,
quello fotoelettrico, ecc.
Breve: nel 1927 la scienza era giunta a questo bivio antitetico: circa il 60% dei fenomeni si poteva
spiegare solamente ammettendo l’ipotesi del pieno (etere), mentre il rimanente 40% circa si poteva
spiegare solamente ammettendo l’ipotesi del vuoto.
Allora due eminenti scienziati tentarono per vie diverse di risolvere questa crisi inammissibile
L’Heisemberg, notando come non fosse possibile osservare un fenomeno ultramicroscopico senza
alterarlo con le radiazioni usate, rinunciava alla descrizione della traiettoria degli elettroni intorno al
nucleo atomico, per attenersi solo ai dati incontrovertibili, quali la frequenza delle vibrazioni la
velocità, ecc. Abbandonando quindi la meccanica del Newton, ne fondava una esclusiva per
l’atomo, denominata quantistica. Con questo però veniva ad urtare contro l’unicità delle leggi che
dovrebbe dominare sia i piccoli che i grandi aggregati di materia, ed inoltre veniva a palesare
l’incapacità della scienza a precisare le traiettorie elettroniche, cioè a determinare le leggi del loro
moto.
Lo Schroedinger invece, spiegando l’onda nel vuoto come un puro var ’are di valori energetici nei
diversi punti dello spazio e nei diversi istanti, veniva ad ammettere un’onda di probabilità di quei
valori, togliendo così a questa onda ogni substrato fisico e rinunciando in tal modo a spiegare come
la vibrazione energetica si trasmette nello spazio e perchè mantenga la stessa frequenza della
sorgente che la emette.
Il secolare contrasto delle due famose ipotesi si è quindi risolto ai nostri giorni ammettendo quella
del vuoto, ma con ciò la scienza è stata costretta, come ha dichiarato l’Heisemberg stesso, a
rinunciare alla spiegazione dei fenomeni ed a dichiarare la sua impotenza a ricavarne le leggi
precise.
Ma una scienza che venga meno a queste due sue finalità basilari, non è più scienza. Così è chiaro
che ammettendo l’ipotesi del vuoto si è caduti in una crisi ancor più grave di quella che si voleva
evitare.
Considerando quanto sopra, viene spontanea e logica una riflessione: se con l’ipotesi del vuoto o
con quella del pieno, prese separatamente, non è possibile spiegare la totalità dei fenomeni, e d’altra
parte entrambe non si possono ammettere perché in netto contrasto tra di loro, bisogna convenire
che è indispensabile sostituirle con una terza ipotesi più rispondente allo scopo. In altre parole,
bisogna pensare saggiamente che è inutile oscillare continuamente tra l’ipotesi del pieno e quella
del vuoto e la scienza deve uscire alfine da questa alternativa tenuta da secoli invano.
Così, dopo molti anni di meditazione, sono giunto a scoprire e dimostrare che se si considera lo.
spazio non solamente come una pura estensione geometrica come ritenuto sinora, ma lo si considera
anche sostanziato di densità costante e dotato di mobilità come un fluido liquido o gassoso, con esso
si possono spiegare qualitativamente e quantitativamente i fenomeni naturali.
È ben vero che lo spazio è sempre stato considerato vuoto ed immobile; ma chi ci ha dato le prove
che sia veramente così? In ultima analisi, l’uomo ha arbitrariamente attribuito allo spazio queste due
caratteristiche della vacuità e della immobilità senza curarsi di provare se esse corrispondono o
meno alla realtà fisica, la quale potrebbe essere perciò ben diversa. In effetti, il movimento degli
astri potrebbe essere prodotto da correnti di spazio rotanti o traslanti e le varie energie ondulatorie
come la luce, il calore e l’elettromagnetismo ecc, potrebbero essere concepiti come movimenti
vibranti di uno spazio fluido.
Questi fenomeni ci portano quindi alla mobilità e fluidità dello spazio, anziché alla sua vacuità e
staticità.
D’altra parte, se con Einstein si è giunti ad ammettere che lo spazio assolutamente vuoto possa
assumere curvature variabili, dovrebbe sembrare assai meno assurda l’ipotesi di uno spazio fluido e
mobile e questo tanto più che ci appaiono più evidenti le curvature vorticose ed ondose di un fluido
e le possibilità che trasmettono le forze, anziché le curvature di uno spazio vuoto ed immobile.
Assurdo ci sembra infatti che il vuoto, cioè il nulla, possa curvarsi e sprigionare forza.
Tuttavia, il fatto che una schiera di formidabili cervelli ha sostenuto l’idea: del vuoto ed un’altra
l’idea del pieno, ci fa sorgere il dubbio che entrambe abbiano ragione. Ma come può essere ciò se le
loro ipotesi sono contrarie? Solamente ammettendo che il vuoto degli uni sia equivalente al pieno
ammesso dagli altri.
Di un turbine atmosferico che solleva e rotea in alto del pulviscolo noi non vediamo l’aria, né le
forze equivalenti, ma dal movimento dei granelli di polvere possiamo dedurre o l’esistenza
dell’aria, oppure l’esistenza delle equivalenti forze. Così il movimento dei pianeti intorno al Sole
può essere da noi concepito come causato da un vortice di spazio fluido, oppure dalle equivalenti
forze aventi sede in uno spazio vuoto ed immobile.
Ciò dimostra che se è vero che non si vede il moto dello spazio è altrettanto vero che non si vedono
le forze corrispondenti e che entrambe sono solamente deducibili dagli effetti (movimenti) che essi
producono sui corpi materiali.
Da quanto sopra consegue la seguente importante estensione del principio di equivalenza
einsteniano:«Ogni accelerazione o decelerazione uniforme di un corpo, abbandonato a sé stesso,
può essere considerata o come prodotta dalle forze che hanno sede in uno spazio vuoto ed immobile
(campo gravitazionale) nel quale è immerso il corpo, oppure come prodotta da correnti accelerate o
ritardate di uno spazio fluido e denso che trascinano il corpo stesso.»
Con tale equivalenza, basata sulla legge di Newton, che ci assicura potersi sostituire le forze di
campo con gli equivalenti prodotti di masse fluide per le loro accelerazioni, noi siamo autorizzati a
sostituire l’ipotesi di uno spazio vuoto ed immobile sede di forze, con quella di uno spazio denso e
mobile.
Tutti i fenomeni naturali si devono così poter spiegare e ridurre a movimenti di spazio.
Infatti, con tale concetto ho potuto svelare il meccanismo e l’essenza intima dei seguenti fenomeni:
materia, campo, volume, peso, massa, gravità, forze, calore, luce, elettricità, magnetismo, suono,
odore, sapore, azioni chimiche, astronomiche, e quelle tra onde e corpuscoli, quali .apparenze tutte
di un’unica realtà fisica oggettiva: il movimento dello spazio.
Vengono così unificate le varie scienze sperimentali in una sola madre di tutte: la spaziodinamica,
che per tal mondo assurge l’importanza di meccanica universale.
Con ciò le miriadi di fenomeni e dileggi che hanno tenuto sinora divisa la scienza in branche
diverse, sono state ridotte a poche chiare azioni fluidodinamiche rette solamente da 5 equazioni
generali, con enorme semplificazione concettuale e di calcolo.
In sostanza, la teoria giunge a dimostrare che l’Universo è costituito solamente di spazio fluido
inerziale, i cui movimenti rotanti costituiscono i sistemi atomici ed astronomici che ci appaiono
come materia ed i cui movimenti vibranti, quando colpiscono i nostri organi di senso, suscitano -
nella nostra psiche, ed esclusivamente in essa, le sensazioni di forza, elettricità, luce, suono, odore,
sapore ecc.
Poiché queste sensazioni sorgono esclusivamente nella nostra psiche, allora esse sono irreperibili
nel modo fisico oggettivo, sono apparenze di esso, e noi viviamo perciò in un mondo buio, silente,
atermico, inodore, insipido e privo anche di forze, elettricità e magnetismo, ma percorso solamente
da movimenti rotanti, traslanti ed ondosi di spazio che solo quando vengono a colpire i nostri organi
di senso suscitano nel nostro animo le sensazioni predette.
Con 10 equivalenze psicofisiche, che generalizzano le leggi di inerzia del Newton, ho potuto
dimostrare quanto ora detto, in base al concetto che non è solamente la sensazione di forza che
corrisponde al prodotto della massa per l’accelerazione, ma bensì anche le altre sensazioni sono
equivalenti a tale prodotto. L’enorme importanza di ciò consiste nel fatto che per la prima volta
nella scienza si vengono a considerare oltre ai fenomeni fisici, costituiti dai moti di spazio, anche i
corrispondenti fenomeni psichici, costituiti dalle sensazioni che quei movimenti suscitano in noi.
Così ad esempio, il suono è un fenomeno fisico se si considera la vibrazione atmosferica che lo
produce, mentre invece è un fenomeno psichico se si considera la sensazione acustica che tale
vibrazione suscita nella nostra psiche. In sostanza, se noi vediamo è perché la psiche trasforma le
vibrazioni in arrivo al cervello in luce se noi udiamo è perchè la psiche trasforma le vibrazioni in
arrivo al cervello, in sensazioni acustiche ecc. Ma forze, elettricità, luce, calore, suono, odore,
sapore ecc. essendo sensazioni, pur durando un certo tempo, non occupano spazio come la materia,
sono immateriali, cioè sono di natura spirituale, epperò debbono essere attività di una psiche di
natura essenzialmente spirituale: l’anima.
Le sensazioni predette, essendo attività dell’anima, realmente percepibili, - costituiscono le rove
sperimentali dirette della di lei esistenza e possiamo quindi dire: « ho sensazioni e quindi ho
un’anima
È questo uno dei più importanti risultati della psicobiofisica in quanto ci conferma scientificamente
ciò che la fede religiosa ci insegna da millenni. Il principio unifenomenico, che ci assicura che nel
mondo fisico oggettivo non esiste che movimento di spazio e che per conseguenza le sensazioni
sono attività esclusive della nostra psiche, costituisce il ponte di collegamento tra il mondo fisico e
quello spirituale, di cui le 10 equivalenze psicofisiche costituiscono i piloni di appoggio.
La caratteristica della Teoria delle Apparenze consiste nell’aver scoperto e soprattutto dimostrato,
che la spiegazione dei fenomeni fisici è impossibile se non si tiene conto delle relazioni che corrono
tra di essi e l’essere animato che li osserva e ciò perchè gli stimoli meccanici che ci denunciano i
fenomeni non solo vengono alterati dagli organi di senso, ma addirittura trasformati in altri di natura
spirituale (sensazioni) da parte dell’anima che li percepisce e valuta. Viene così introdotto nella
scienza il concetto che la rappresentazione soggettiva di ogni fenomeno oggettivo è la risultante di
un triplice apporto: fisico, biologico e psichico, e che bisogna conoscere ciascuno dei tre per
scoprire cosa sia veramente la realtà oggettiva. E poiché sinora ciò non è stato fatto, le qualità dei
fenomeni fisici ci sonò apparse ben diverse da quelle che sono e tutte le certezze della scienza in
merito vengono poste in dubbio.
Per uscire da questo dubbio bisogna determinare appunto ciascuno dei tre apporti sopra specificati.
A tale scopo bisognava rivedere tutta la tecnologia del sistema nervoso del corpo umano, onde poter
accertare come gli stimoli meccanici, che provengono dal mondo fisico, vengono trasformati dagli
organi di senso e come, tradotti al cervello, vengono convertiti in sensazioni di natura spirituale.
Lo scienziato non ha altri mezzi di osservazione che i suoi organi di senso e poiché non percepisce
che sensazioni di natura spirituale, come luce, forze, elettricità, calore, odore ecc in definitiva egli
descrive il mondo solamente in base a tali sensazioni. I fenomeni spirituali (sensazioni) quindi,
perché direttamente percepibili, sono più evidenti e certi di quelli fisici ed oggettivi e ciò
contrariamente a quanto ritenuto sinora. Così ad esempio: della luce, noi percepiamo direttamente la
sensazione luminosa, ma non la vibrazione spaziale oggettiva. Il metodo sperimentale di Galilei
quindi che ha ritenuto di poter studiare direttamente i fenomeni fisici, astraendo dal soggetto
osservatore, è completamente fuori strada, poiché gli unici fenomeni che possiamo percepire
direttamente sono quelli spirituali (sensazioni).
Occorre perciò indagare il sistema nervoso, non solo dal punto di vista del medico, ma anche da
quello dell’ingegnere, per poter stabilire quali modifiche tale sistema apporti nel ricevere gli stimoli
esterni e nel trasferirli al cervello e da questi alla psiche.
Orbene, ho potuto dimostrare che in base al principio unifenomenico, gli organi di senso non
ricevono dal mondo esterno, né trasmettono sensazioni, ma solamente ricevono delle vibrazioni
materiali (di spazio), le trasformano in correnti elettroniche e le inviano tramite linee nervose al
cervello, ove suscitano nell’anima le sensazioni di luce, calore, odore ecc.
Così, l’organo della vista funziona come un apparato di televisione a filo, in quanto trasmette le
immagini dal fondo della retina oculare alla corteccia cerebrale, tramite il nervo, ottico.
L’udito funziona come un telefono che riceve vibrazioni atmosferiche esterne, le trasforma in
vibrazioni elettriche e le invia tramite il nervo acustico al cervello, ove l’anima le percepisce sotto
forma di sensazioni acustiche.
L’odorato, il tatto, il gusto, funzionano rispettivamente come telesuscitatori nella psiche di odore,
forze, elettricità, calore e sapore.
Le linee nervose funzionano come conduttori elettrici ed i loro neuroni come stazioni intermedie e
di rinforzo delle correnti di linea. La materia grigia della spina dorsale come centrale di energia
elettrica, alimentatrice di tutti i circuiti ed organi del corpo umano. Il cervelletto come un complesso
di autogoniometri e telepuntatori automatici ed a comando, che ci consentono l’orientamento e la
individuazione di una sorgente di perturbazioni spaziali.
Il cervello, infine, come centrale suprema, ove sono installati tutti gli apparecchi di ricezione delle
correnti che provengono dagli organi di senso periferici, tutti gli apparecchi trasmittenti delle
correnti destinate a teleazionare gli organi di moto periferici o di regolazione automatica delle
glandule secretive, tutti i complessi di amplificazione, trasformazione, abbinamento ecc. nonché i
quattro centri psicofìsici di percezione delle sensazioni e di moto.
L’anima, quindi, per essere di natura spirituale non occupa spazio, ma tuttavia ha sede di percezione
ed azione nei quattro centri psicofisici suddetti e si serve degli apparecchi a sua disposizione per
avere informazione nel mondo fisico esterno tramite gli organi di senso, e per manifestarsi in esso.
tramite gli organi di moto. Noi non possiamo infatti conoscere questo mondo che tramite gli organi
di senso e non possiamo manifestarci in esso che mediante movimenti che pongono in azione gli
organi della favella o quelli che ci consentono di scrivere o di compiere gesti in un linguaggio
convenzionale.
Le correnti elettroniche che percorrono le linee nervose che congiungono i vari organi centrali e
periferici, provocano campi magnetici concatenati a tali linee che si manifestano esternamente al
corpo umano e che si identificano in movimenti rotanti di spazio od alterni.
Queste perturbazioni spaziali, si estendono dal soggetto emittente a distanze che crescono in
funzione della loro frequenza di vibrazione. Le oscillazioni a bassa frequenza dello spazio si
estendono a breve distanza e possono causare lo spostamento di oggetti (telecinesi), possono
causare vibrazioni atmosferiche a frequenza acustica (suoni misteriosi); quelle ad alta frequenza,
invece, suscitano in noi luci od immagini colorate (apparizioni).
Se i campi oscillanti di spazio (magnetici) provocati dal soggetto, investono un circuito metallico,
generano in esso delle correnti elettriche per induzione, come dimostrano l’elettrocefalografo e
l’elettrocardiografo. Se tali campi oscillanti di spazio investono invece i circuiti nervosi
appartenenti ad un altro campo umano (ricevente), inducono sulle sue diramazioni nervose
parimenti delle correnti elettriche le quali ripristinando le deficienti cariche dei neuroni
ristabiliscono le normali funzioni dell’organo (bioterapia); oppure captate dai circuiti che rigano le
superfici dei centri psicofisici cerebrali, suscitano nella psiche la visione di immagini corrispondenti
(telepatia).
La metapsichica quindi viene a trovare nella Teoria delle Apparenze quelle basi scientifiche che
invano sono state cercate sinora per la spiegazione dei misteriosi fenomeni sopracitati.
La metapsichica, come le altre scienze, rientra quindi nella psicobiofisica. E non poteva essere
diversamente perchè questa scienza madre comprendendo lo studio dei fenomeni fisici, biologici e
psichici e le loro relazioni, considera il triplice esauriente aspetto sotto il quale si manifesta
l’Universo.
É da osservare infine che con la psicobiofisica, l’applicazione del metodo sperimentale non viene
limitata ai soli fenomeni fisici oggettivi, escludendo il soggetto osservatore come ha stabilito
Galileo e come ha seguito la scienza sinora, ma l’applicazione di quel metodo viene estesa ai
fenomeni biologici e psichici (spirituali) che riguardano anche il soggetto e che sono in stretta
reazione con quelli fisici. Così molte scienze che apparivano superate od utopistiche e le cosiddette
scienze di avanguardia, debbono essere riesaminate a fondo per constatare quanto vi sia in esse di
accettabile alla luce di questa estensione.
Poiché i fenomeni fisici non si possono spiegare esaurientemente se non tenendo conto di quelli
biologici e psichici corrispondenti e viceversa, è chiaro che la scienza unitaria del Creato non può
essere che la psicobiofisica che li contempla tutti ed è altrettanto chiaro che per sviluppare tale
scienza occorre la fraterna e solidale collaborazione degli studiosi di tutti i rami delle scienze.

  Sinestesia

La sinestesia è un fenomeno percettivo cioè riguarda il nostro modo di interrogare la realtà e di ricevere informazioni. Le sensazioni sono possibili perché il nostro organismo è predisposto a ricevere informazioni sotto forma di energia proveniente dal mondo esterno.

La sensazione, che è propedeutica alla percezione, è possibile perché esistono nel nostro corpo dei “rilevatori di energia” che le scienze hanno chiamato sistemi sensoriali. Ogni sistema sensoriale è sensibile a una determinata forma di energia fisica.


 I nostri atti mentali, verbali e fisici hanno origine nella mente. Ogni volta che avviene un contatto fra gli organi di senso e gli oggetti esterni — come le forme visibili, gli odori, i suoni, i sapori e le sensazioni tattili — all’interno del corpo nasce una sensazione, da cui si originano reazioni che sono causa di nuove azioni.


 L’informazioni o stimoli presenti in natura sono molteplici o infiniti; l’uomo non è in grado di riceverli tutti, rischierebbe di rimanerne schiacciato, ma nel corso della sua evoluzione ha selezionato solo quelli utili alla sopravvivenza della specie.


 Nel tempo i sensi si sono specializzati a ricevere solo un determinato stimolo o energia (determinate frequenze sonore, onde di  un certo tipo, alcune particelle chimiche).


 Ogni organo lavora separatamente raccoglie l’informazione che attraverso i nervi arriva al cervello dove avviene l’elaborazione.   Tutte le informazioni sensoriali procedono dai recettori periferici, attraverso il sistema limbico (che funge da sistema di smistamento dati), fino a raggiungere la corteccia cerebrale. Come tutti sappiamo ogni informazione sensoriale viene elaborata in zone della corteccia differenti (es. le informazioni visive sono elaborate nella corteccia occipitale, mentre quelle auditive in quella temporale).

In realtà la situazione sarebbe più complessa ma poco ci interessa approfondire in questa sede.

Quello che invece è interessante è che, dopo una prima elaborazione corticale, l’informazione sensoriale unimodale viene inviata alle aree associative, tra cui quella situata nel sistema limbico. Il sistema limbico è quell’area del cervello direttamente coinvolta nella genesi delle emozioni e nei processi di memoria.

E’ possibile dunque ipotizzare che ogni volta che io percepisco uno stimolo visivo questa percezione nel momento in cui giunge al sistema limbico attivi un circuito sottocorticale (e quindi inconscio) che associa il mio stimolo visivo ad altre informazioni sensoriali precedentemente memorizzate?

Ovviamente questo varrebbe per tutti gli stimoli provenienti dalle altre modalità sensoriali.
 

LA SINESTESIA CONSISTE NEL COLLEGAMENTO DEI  SENSI
 

Forse  non siamo allenati a prestare attenzione a questi aspetti della nostra vita mentale. Può darsi che tutti noi viviamo quotidianamente esperienze simili ma non ce ne rendiamo neanche conto perché non siamo attenti ai segnali del nostro corpo.
 

Un altro problema è che nella nostra società il vedere spesso corrisponde con il sapere e non ci si da il permesso di conoscere attraverso altri sensi. E pensare che invece tutti noi ci sviluppiamo attraverso una fase senso-motoria e tattile-cenestesica (Piaget) prima di sviluppare quella visiva.


 Noi creiamo la nostra mappa del mondo attraverso altri sensi e poi subentra la vista che tutto cancella.

Paradossalmente è corretta l’affermazione che “la vista ci rende ciechi”. Ci rende sicuramente ciechi rispetto a tante altre informazioni sensoriali.
termine sinestesia deriva dal greco sin =
συν (attraverso)  estesia = αισθησίσ (percezione) ed indica una contaminazione dei cinque sensi nella percezione del percepibile. Più semplicemente indica quelle situazioni in cui una stimolazione uditiva, olfattiva, tattile o visiva è percepita come due eventi sensoriali distinti ma conviventi.      Nella sua forma più blanda è presente in molti di noi, basta pensare a quelle situazioni in cui il contatto o la presenza di un odore o di un sapore ci evoca un’altra reazione sensoriale (la vista della frutta che viene percepita anche come sapore) ed è dovuta spesso al fatto che comunque i nostri sensi, pur essendo autonomi, non agiscono in maniera del tutto isolata e distaccata dagli altri.    C’è da dire che la parola sinestesia nel tempo ha assunto diverse accezioni.    Una è quella che abbiamo definito sopra, intesa nella sua accezione tecnica di sindrome nella quale “ la stimolazione di un senso fa scattare automaticamente una percezione in una seconda modalità senza che questa sia stata stimolata direttamente”   Nell’Ottocento era indice di una forma deviante, una sindrome, genetica o acquisita, che caratterizza un numero ristretto di persone. Da molti considerata come una patologia.  Nel Novecento continua in parte questa definizione del termine sinestesia , grazie anche alla psicologia cognitivista e comportamentista che hanno accantonato il problema perché ritenuto privo di fondamento scientifico.

  Solo negli ultimi  vent’anni lo studio sulla sinestesia dà segni di ripresa, oggi è soprattutto  la neuroscienza ad affrontare il problema.

  Un filone di ricerca  indente la  sinestesia come caratteristica specifica dell’uomo. La ricerca di Marco Mazzeo ( Storia naturale della sinestesia. Dalla questione Molyneux a Jakobson, Quodlibet, 2005) ad esempio  avanza un’ipotesi estrema: che la sinestesia costituisca un tratto essenziale della natura umana, che ci distingue dalle altre forme viventi sia a livello percettivo che linguistico. La questione Molyneux potrebbe essere così la prima pietra di una nuova scienza dell’umano ancora da costruire.

Herder riconosce nelle capacità sinestetiche uno degli spartiacque fondamentali tra ambiente animale e mondo umano; Mazzeo sottolinea il fatto che la specie umana sia quella più sinestetica all’interno del regno animale, in quanto la meno specializzata e la più generica e che lo scarto tra animali umani e non umani sia di natura percettiva e prelinguistica: gli Homo sapiens prima di qualsiasi attività verbale sono già in grado di effettuare trasferimenti sinestetici più complessi degli altri primati. Inoltre, costitutivo della nostra specie è un carattere di cronica immaturità (neotenia) che garantisce una plasticità biologica tale da consentire una ristrutturazione sensoriale ripetuta nel corso dell’ontogenesi.

Mazzeo indaga più da vicino i rapporti tra sinestesia e linguaggio sottolineando l’importanza della parola per la percezione, come già messo in evidenza precedentemente da Leibniz e Diderot. Qui, però, la fondazione non è più a senso unico: sia la parola rafforza e amplia la tipologia delle connessioni sinestetiche, sia, viceversa, è la sinestesia che si pone come la condizione di possibilità stessa del linguaggio. E il luogo privilegiato in cui emerge il legame tra sinestesia e linguaggio è individuato nell’elemento creativo della metafora.    

 
Tavola Smeraldina” d’Ermete Trismegisto   Quello che sto dicendo qui è soltanto la verità! È vero, senza menzogna, certo e verissimo!

Ciò che è in basso è come ciò che è in alto. E ciò che è in alto è come ciò che è in basso. Tutto questo è necessario sapere per acquisire la conoscenza dell’Uno miracolosissimo!

Tutta la materia si creò secondo il progetto dell’Uno. Tutti gli oggetti materiali si materializzarono solamente tramite la densità dell’energia, il processo creato dall’Uno.

Il Sole è Padre del mondo creato, “il lunare” è sua madre. Lo Spirito Santo “porta nel suo grembo” le anime in via di sviluppo, la Terra le nutre. Il Padre di tutto lo sviluppo dell’universo è sempre presente dappertutto.

La Sua Potenza è la Potenza Suprema! Essa supera tutto! Il Suo fenomeno con tutta la Sua Forza appare sulla Terra!

Separa “il terrestre” dal Focoso e anche il grossolano dal sottile! Devi farlo con grand’attenzione, venerazione e ragionamento!

Diventando il Fuoco Raffinatissimo conoscerai il Celeste! Così avviene l’Unione. Dopo nuovamente discenderai in Terra, percepirai il Raffinato e avrai la forza per trasformare effettivamente l’imperfetto.

Questo significherà che tu avrai acquisito la gloria dell’Unione con l’Uno e sarai completamente liberato dall’oscurità dell’ignoranza.

La Forza dell’Uno penetra sotto il tutto: sottile e grossolano; li dirige. Proprio in questo modo esiste tutto il Creato del Mondo. E grazie a questo meraviglioso collegamento del Tutto si compie lo sviluppo.

Ecco perciò il Mio nome Ermete Trismegisto: perché Io esisto e opero in tutti i tre piani dell’esistenza e possiedo la saggezza di tutto l’universo!

Dunque mi metto in silenzio perché ho detto tutto quello che volevo dire sulle opere del Sole.